La spada – un racconto di Yukio Mishima

Tutta la sua vita quotidiana avrebbe ruotato intorno alla scherma. La spada era un cristallo acuminato, un concentrato di puro potere, la forma naturale assunta dallo spirito e dalla carne quando sono uniti in un unico strale di pura luce. Tutto il resto non era che mera futilità.

43467055_883566138697701_6478544290082455552_nSono passati molti dalla lettura di questo racconto, presente all’interno della raccolta Atti di adorazione (1991, De Agostini). All’epoca potevo solo gustare la piacevole narrazione di Mishima, senza coglierne il senso profondo, dal momento che la storia si svolge all’interno di un dojo di Kendo.

A distanza di anni, ho avuto voglia di rileggere quelle parole. Adesso anch’io frequento un dojo e maneggio una spada. Mi alleno, mi siedo in seiza, pratico gekiken (combattimento con bastoni imbottiti), indosso un’hakama. Cosa è cambiato con la seconda lettura?

L’importante per un essere umano è apprendere a padroneggiare almeno una cosa nella vita; anche se è piccola, è sufficiente.

43321046_517569702040201_688941929991241728_nPotrei dire che non è cambiato nulla, che Mishima è così da bravo da avermi fatto percepire tutto, proprio come se il lettore fosse un vero praticante di dojo. Eppure non è così. Abbandono l’intera analisi di questi tre anni di pratica, per soffermarmi solo su alcuni aspetti.

Una disciplina marziale cambia l’esistenza di un individuo. La prospettiva del dojo si riflette sul quotidiano. E le caratteristiche della disciplina iniziano a trasferirsi sul tuo vissuto. Tutto diventa nuovo e diverso. Tutto ridiventa scoperta.

Il viso di un uomo cambia, quando ha deciso di concentrare tutto se stesso su qualche fine.

La scoperta più importante è del corpo e della sua relazione con gli altri. La vera illuminazione arriva, però, quando il corpo ha bisogno di stare solo, perché ci sono limiti che vanno oltrepassati e certezze che vanno confermate.

Jiro se ne andava via spesso a quel modo, per esercitarsi in solitudine. Si sarebbe detto che questo bisogno si impadroniva di lui ogni volta che sospettava in sé una qualche forma di lassismo spirituale, oppure temeva che il proprio spirito fosse sceso al livello dei comuni mortali.

43284958_888445048210054_5415844504877924352_nCome ogni arte che ci colloca al di là dell’ordinarietà, la disciplina marziale risulta dolorosa. Non per lo sforzo fisico, in quanto necessario per accedere alla pratica stessa. Si tratta di un percorso solitario, all’interno di una società che sta perdendo valori, interessi costanti e dedizione. Agli occhi di un praticante, il mondo non è più lo stesso di prima. Il confronto spesso è violento. Ma per sopravvivere e cercare un equilibrio, bisogna avvicinarvisi in punta di piedi, ricordando che quello che facciamo è un particolare “atto di adorazione” che ci accompagnerà per tutta la vita.

 

 

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