
Dentro Napoli ci puoi camminare per ore, ritornare negli stessi punti e trovarli ogni volta diversi. Può succedere a distanza di pochi minuti, di giorni, di mesi, di anni. Napoli ha la grande abilità di cangiare se stessa. Lo fa con le voci, con i volti, con il cibo, con i corpi, con l’arte, con il commercio. E così i pittori la dipingono, i fotografi la fotografano e gli scrittori? In tanti hanno scritto di Napoli, ma Walter Benjamin, insieme alla drammaturga Asja Lacis, fa di Napoli filosofia, anzi, trasforma Napoli in filosofia, in un articolo che compare sulle pagine del Frankfurter Zeitung nel 1925.
Nelle città si racchiudono i segreti del mondo. La caducità fa da fantasma al progresso, alla velocità, alla competizione mondiale. Napoli, con la sua porosità, protegge nei suoi interstizi e spazi vuoti dimensioni alternative al mondo visibile: Porosità significa non solo, o non tanto, l’indolenza meridionale nell’operare, bensì piuttosto, e soprattutto, l’eterna passione per l’improvvisare. Così le strade, i balconi, le piazze, le finestre, diventano il teatro – nel senso proprio del temine – dell’esistenza umana.
La musica si diffonde in ogni dove – non è una musica cupa, rintanata nelle coorti, ma una musica raggiante, che risuona per le strade.

Benjamin e Lacis attraversano la città perdendosi. Ed è proprio in questo smarrimento che nascono le osservazioni delle più piccole cose e l’analisi di una dinamica camaleontica che è struttura intrinseca alla città. Una dinamica dove il lotto è motivo di guadagno e di socialità, dove i panni stesi si fanno bandiere al vento, dove i fuochi d’artificio sono l’anima popolare: La legge che regola questa vita è, ancora una volta, la porosità – legge ancora tutta da decifrare. Popolata da fantasmi, racconti fantastici, misteri, Napoli rimane in piedi come un miracolo, ma il suo scrigno resta volontariamente inaccessibile.
Diffusa, porosa, disseminata è la vita privata. Ciò che distingue Napoli da tutte le altre città ha a che fare con il kraal degli Ottentotti: ogni comportamento e affare privato è inondato dalle correnti della vita pubblica come da una marea.

Lo sguardo nordico di Benjamin permette di captare la caratteristica della vita a Napoli, che si svolge ovunque, dove la vita diventa una vetrina: le finestre, le soglie delle case, i balconi, si fanno strada, piazza, convivenza. Tutto è legato da un enorme filo che collega l’intimo all’esterno: L’esistenza, che per i nordeuropei è la più intima delle faccende, qui a Napoli diventa un fatto collettivo, come nel kraal degli Ottentotti. Ed è in questa vasta scenografia di case e di corpi, di voci e di suoni, che si erge, incomprensibile agli occhi dello straniero, la lingua napoletana, dove il gesto, unito alla parola, è coreografia ben congegnata, ritmica e impulsiva.
Quest’importante saggio, che fissa la legge della porosità, viene riproposto in un libretto esclusivo pubblicato nell’aprile del 2020 dalla Libreria Dante & Descartes di Napoli, curato da Elenio Cicchini, grazie a un profondo scambio intellettuale con Raimondo Di Maio. Non si tratta di un semplice libro, dal momento che è anch’esso poroso, poiché vi compenetrano più elementi: l’amore per i libri, per la ricerca, per la bellezza, per Napoli. La scelta di pubblicarlo ha permesso di farci fare un viaggio più nel tempo che nello spazio, in una città che è abbandono storico, maceria nuova, rovina riscattata alla modernità, che vive di un’attrazione continua verso la bellezza fugace e porosa. Nonostante l’inquieta decadenza, Napoli non sarà mai destinata all’oblio.
Walter Benjamin, Asja Lacis, Napoli porosa, a cura di Elenio Cicchini, Libreria Dante & Descartes, 2020.


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