Cara Ila,
stringo tra le mani la tua ultima fatica letteraria. 203 pagine dense, in attesa di essere scoperte. So che questo viaggio tra le tue parole non sarà semplice, né privo di pericoli. La tua scrittura così analitica, lucida, a tratti ipnotica, crea un vortice affascinante nel mare della quotidianità.
Cosa mi spaventa? Il tuo raccontare che al tempo stesso è menzogna, autenticità e tentativo di imitare gli idoli letterari. Poiché questo tuo modo di narrare spinge a inventare dubbi. Ed è tra queste fessure che la poesia, come lucida perla tra scorze terrestri, rimane protetta. A tal proposito, la Pizarnik riecheggia, profeta del dolore e della Poesia: Tu scegli il luogo della ferita / dove dicemmo il nostro silenzio. /Tu fai della mia vita / questa cerimonia troppo pura.
In queste ore, in questi giorni, percorro Purgatorio come una viandante. Non cerco strade, ma silenzi, vuoti, dolore. Cerco una non via di fuga, un anfratto nel quale rifugiarmi, dove la musica di Saint-Saëns risuona, vibrante e solitaria.
Quasi da subito, penso che Purgatorio costituisca una costola di Vuoto. Richiami, ponti tra le pagine, ricordi. E forte è il desiderio di veder fuoriuscire una terza costola, chissà, nel futuro delle tue invenzioni e ispirazioni. Un triangolo perfetto, quindi, o una sorta di Ciclo del sogno.
Tra le frasi che compongono la vastità di questo libro, tra le tante citazioni che ho segnato, pagine che ho riletto, emerge un corpo nuovo. Un corpo disabitato, fallimentare, dilaniato, scisso, preso in prestito o di scarto, raffermo, scorticato, insomma, il corpo di un’altra. E capisco quando dici che si torna a nuova vita, come se fossimo in debito verso questa vita stessa. È la sensazione di chi torna a riabitarsi. In questo ritrovarsi perdendosi, tu hai creato nuova materia letteraria. E sembra quasi di toccarla, questa pasta dura, scura, ostile, impenetrabile.
L’idea di questa lettera mi è venuta in corso di lettura, dalle lettere che integrano il romanzo. Ho scritto sempre sui tuoi lavori, in forma critica. Questa volta, su questa tua nuova costola letteraria, ho avuto l’esigenza di esprimere diversamente il mio pensiero. Che così resterà, sincero e intimo.
Mariella
Il dipinto è Paesaggio con lanterne di Paul Delvaux (1958)

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