Ci sono tanti modi per definire un manga. Raramente pensiamo che possa essere autobiografico eppure il Jiden Manga ultimamente è molto apprezzato e discusso, perché il confine tra finzione e autobiografia è sempre labile. Entrambe ci lasciano sempre con dubbi e incertezze. Qu
esto confine è ben rappresentato dal manga di Kabi Nagata La mia prima volta. My lesbian experience with loneliness (appena tradotto e pubblicato da J-Pop nella collana Seinen Manga). La stessa autrice lo definisce così: Report di quando mi sono sentita così sola che ho chiamato un servizio di escort lesbo. La pratica appare normale. Così come accade agli uomini, anche alle donne capita di rivolgersi a servizi di questo tipo. In realtà la storia della escort è solo un pretesto per far partire una lunga riflessione del rapporto tra la giovane donna e la società. Un rapporto che conosciamo tutti, fatto di maschere, pretese, debolezze nascoste, rotture, vittoria da parte del sistema sulla personalità di un individuo in crescita. Come posso definirmi se il mio io diventa argilla nelle mani della famiglia, dell’ambiente di lavoro, degli altri in genere?
Attraverso i disegni e i testi di Kabi Nagata, si può entrare nel vortice di pensieri che affollano la protagonista e si viaggia nella sua pelle fino all’ultima pagina. Non ci sono filtri o scuse: assistiamo a una narrazione nuda e cruda che ci mette di fronte anche a noi stessi. Una manga che, nonostante la sua giapponesità, arriva a parlare a tutti. Crudele e delicato, rivoluzionario e tradizionale, ci porta man mano nella vita di Kabi Nagata senza farci sentire in colpa per averla, in un certo senso, spiata nella sua intimità più profonda.


