Mishima e la vita in vendita: l’inedito pubblicato da Gallimard

È sorprendente vedere pubblicati degli inediti di uno scrittore che ci ha lasciati tempo fa. In parte ci disorienta, in parte ci incuriosisce. Ormai pensiamo che quello che Mishima doveva dirci ce l’ha detto. Quindi cos’altro aveva da raccontarci di così bello, di così importante?
Vie à vendre, comparso per la prima volta in Giappone nel 1968, è stato pubblicato da Gallimard il 16 gennaio 2020 e tradotto da Dominique Palmé. In Italia dovrebbe uscire con il titolo Vita in vendita, edito da Feltrinelli.

Je propose une vie à vendre. À utiliser à votre guise. Homme, 27 ans. Confidentialité garantie. Aucune complication à craindre.

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Hanio Yamada, giovane pubblicitario, dopo aver fallito nel suo tentativo di suicidio, decide di pubblicare un annuncio su un giornale, in cui mette in vendita la propria vita: Après avoir raté son suicide, Hanio vit s’ouvrir devant lui un monde absolument vide, d’une liberté merveilleuse. Hanio si sente libero, dal momento che la sua vita è diventata una piacevole leggerezza, priva di ogni responsabilità umana e sociale. La sua idea scatena una serie di incontri improbabili, che lo spingeranno a un’esistenza rocambolesca. Sembra quasi un racconto allucinato, psichedelico, in cui ogni cosa appare attraverso forme fluide, sfocate e sfuggenti, parce que chacun d’entre nous a ses rêves.

Je vous conseille d’arrêter de considérer les choses de façon trop compliquée. La vie humaine, la politique, c’est beaucoup plus simple et plus superficiel que vous ne croyez. Mais à moins d’être prêt à mourir à n’importe quel moment, on ne peut pas adopter cet état d’esprit. C’est le désir de vivre qui nous pousse à voir les choses sous un jour beaucoup trop complexe.

Con questo libro Mishima disintegra la società e la politica giapponese dall’interno, lanciando una provocazione attraverso il commercio della vita. Non è in questione l’etica o l’ideologia, ma tutto un apparato che limita l’uomo nelle sue aspirazioni e nei suoi desideri. Appartenere a un gruppo, fare massa, non è forse un modo di cristallizzare il proprio io emotivo e creativo?

Dans ce monde il y a aussi des gens qui ne se rattachent à aucun groupe. Des gens qui vivent libres, et qui sont capables de mourir libres.

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In questo scenario grottesco, di personaggi fuori dall’ordinario, Hanio ha una naturale capacità di metamorfosi. Cambia pelle a ogni incontro, in ogni situazione. In questa discesa a spirale, l’uomo scopre il potere di vendere la propria vita, che non appartiene a nessuna organizzazione o gruppo politic0. Un potere che fa sicuramente terrore a molti, dal momento che l’essere umano non è prigioniero neanche della paura della propria morte: Tout ça est ridicule!

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Datsuzoku. Ricordi dal Giappone – Abeditore

44077217_710884102609255_3213743467171676160_nRaramente ci capita di avere un libro tra le mani – un libro-feticcio, una di quelle cose che vogliamo a tutti i costi non solo per il contenuto, ma anche per la qualità della fattura – e avere timore di leggerlo per non rovinarlo. Ed è ciò che mi è capitato quando ho sfogliato per la prima volta Datsuzoku, una raccolta di fiabe e leggende giapponesi, curate da Valentina Avallone, edite dall’originalissima Abeditore. Le fiabe tradotte fanno parte di un’opera più ampia che risale al 1910, dal titolo Green Willow and other Japanese Fairy Tales di Grace James (che non può mancare nella nostra biblioteca per la sua bellezza estetica. Una dimostrazione qui).

La parola giapponese datsuzoku appartiene a quella famiglia di sostantivi che in altre lingue non hanno una traduzione corrispondente.

44060339_276249279677687_5983363908365189120_nVuol dire, infatti, “slegato dalle convenzioni”, interpretato come fuga dalla propria routine quotidiana. I cinque racconti all’interno della raccolta fanno proprio questo: rompono le convenzioni e le certezze umane, slegano l’uomo dalle sicurezze del suo vissuto per collocarlo in una dimensione trascendentale in cui nulla può se non farsi trasportare dalla corrente e accettare il volere dei Kami.

Bianco e bello era il suo viso; bianche erano le sue vesti struscianti; i suoi capelli erano bianchi come la neve che vi era caduta sopra, il suo alito era chiaramente visibile mentre usciva dalle labbra socchiuse, simile a un bel fumo candido

I primi tre racconti – La ragazza della luna, La lanterna di peonie e Yuki Onna – evocano figure femminili, storie d’amore e di tristezza, in cui l’amore non si limita alla sola ricerca terrena ma viene stimolato da suggestioni e immagini di altri mondi sovrannaturali.

44093836_1969729383084414_3064355940452007936_nGli ultimi due racconti – La Terra di Yomi e La Storia di Susanoo, l’impetuoso – sono legati al Kojiki, antico testo giapponese che narra della mitologia shintoista. Uno dei testi più importanti della letteratura giapponese classica. Qui sono le divinità a essere protagoniste, con le loro forze e il loro dominio sull’uomo. Forze impetuose, inaccessibili, così lontane tanto da essere temute. Eppure, queste figure mitologiche mettono le basi per la cultura giapponese, con le sue credenze e ritualità anche attuali.

La bellezza dei dipinti alla fine dei racconti ricostruisce l’immaginario del lettore e lo segna attraverso segni, tratti, colori.

Per gli amanti del Giappone e della sua letteratura, Datsuzoku non può mancare nella collezione. E in questo si apprezza la cura di Abeditore nel considerare i libri un oggetto prezioso, di cui non possiamo farne a meno.

E immediatamente Susanoo tirò via il velo e vide il volto della sua sposa, pallida come la luna d’inverno; le toccò la fronte e disse: “Mia adorata e bellissima, mia adorata e bellissima…”

 

La spada – un racconto di Yukio Mishima

Tutta la sua vita quotidiana avrebbe ruotato intorno alla scherma. La spada era un cristallo acuminato, un concentrato di puro potere, la forma naturale assunta dallo spirito e dalla carne quando sono uniti in un unico strale di pura luce. Tutto il resto non era che mera futilità.

43467055_883566138697701_6478544290082455552_nSono passati molti dalla lettura di questo racconto, presente all’interno della raccolta Atti di adorazione (1991, De Agostini). All’epoca potevo solo gustare la piacevole narrazione di Mishima, senza coglierne il senso profondo, dal momento che la storia si svolge all’interno di un dojo di Kendo.

A distanza di anni, ho avuto voglia di rileggere quelle parole. Adesso anch’io frequento un dojo e maneggio una spada. Mi alleno, mi siedo in seiza, pratico gekiken (combattimento con bastoni imbottiti), indosso un’hakama. Cosa è cambiato con la seconda lettura?

L’importante per un essere umano è apprendere a padroneggiare almeno una cosa nella vita; anche se è piccola, è sufficiente.

43321046_517569702040201_688941929991241728_nPotrei dire che non è cambiato nulla, che Mishima è così da bravo da avermi fatto percepire tutto, proprio come se il lettore fosse un vero praticante di dojo. Eppure non è così. Abbandono l’intera analisi di questi tre anni di pratica, per soffermarmi solo su alcuni aspetti.

Una disciplina marziale cambia l’esistenza di un individuo. La prospettiva del dojo si riflette sul quotidiano. E le caratteristiche della disciplina iniziano a trasferirsi sul tuo vissuto. Tutto diventa nuovo e diverso. Tutto ridiventa scoperta.

Il viso di un uomo cambia, quando ha deciso di concentrare tutto se stesso su qualche fine.

La scoperta più importante è del corpo e della sua relazione con gli altri. La vera illuminazione arriva, però, quando il corpo ha bisogno di stare solo, perché ci sono limiti che vanno oltrepassati e certezze che vanno confermate.

Jiro se ne andava via spesso a quel modo, per esercitarsi in solitudine. Si sarebbe detto che questo bisogno si impadroniva di lui ogni volta che sospettava in sé una qualche forma di lassismo spirituale, oppure temeva che il proprio spirito fosse sceso al livello dei comuni mortali.

43284958_888445048210054_5415844504877924352_nCome ogni arte che ci colloca al di là dell’ordinarietà, la disciplina marziale risulta dolorosa. Non per lo sforzo fisico, in quanto necessario per accedere alla pratica stessa. Si tratta di un percorso solitario, all’interno di una società che sta perdendo valori, interessi costanti e dedizione. Agli occhi di un praticante, il mondo non è più lo stesso di prima. Il confronto spesso è violento. Ma per sopravvivere e cercare un equilibrio, bisogna avvicinarvisi in punta di piedi, ricordando che quello che facciamo è un particolare “atto di adorazione” che ci accompagnerà per tutta la vita.

 

 

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