Viaggio a Scampia. Terza parte

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La mattina del 14 ottobre ci rechiamo verso Le Vele di Scampia. Il sole è tenue e si sente l’umidità del primo mattino. Lì, proprio all’ombra di quegli enormi edifici divoranti, ha sede l’Albero delle Storie di Davide Cerullo. Giacomo, l’ideatore di #trekinscampia, non ci racconta in anticipo degli incontri che faremo, preferisce che li scopriamo sul momento, per non condizionarci. Così il nome di Davide mi risuona spesso nella memoria, come eco di un nome già sentito, fino a quando non ci apre le porte della sua ludoteca e ci invita a sederci.

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La coincidenza ha voluto che qualche settimana prima comprassi il libro Visages de Scampia, edito da Gallimard. Davide ha curato le foto e alcuni testi, insieme a Erri De Luca e Christian Bobin. Un libro prezioso, per qualità e testimonianza. Come accade spesso a chi compra molti libri, avevo dimenticato il nome di Davide fino a quando fu lui stesso a parlare della pubblicazione del libro in Francia.

Davide ci invita a toglierci le scarpe e sederci in cerchio, su sedie per bambini. La stanza sembra quasi un luogo sacro, pieno di libri, vecchie macchine fotografiche, scritte-slogan, giocattoli. Tutto all’Albero delle Storie profuma d’infanzia, bellezza e poesia. Davide mi colpisce subito per il suo modo di parlare sincero. Nei suoi discorsi sento tutta la bellezza di una letteratura sofferta e di una vita recuperata. Letteratura e vita che si annodano per farsi forza, coraggio, speranza.

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Davide ci racconta della sua esperienza a Scampia, fa un brevissimo riferimento alla sua vita dal passato difficile e insiste sul suo suo impegno con i bambini da 0 a 6 anni, perché è su quella fascia d’età che bisogna lavorare, per avere in futuro adulti responsabili e consapevoli. Sottolinea che non ha bisogno di gente che dice di fare ma di gente che fa. È importante trasformare la volontà in azione, quando c’è una necessità urgente di ricostruire e riparare. Ci dice anche che non si sente eccezionale, che quello che fa dovrebbe rientrare nella normalità. La sua storia proprio ordinaria non è: da membro della Camorra a uomo che è riuscito a uscire dal “sistema”, Davide trova nell’arte delle parole un rifugio e un luogo nuovo da cui rinascere, facendo “voto di vastità”. Una vastità che Davide si porta dentro, contagiante, con un carisma salvifico per tutte quelle madri, sorelle, per tutti quei padri, fratelli, che si rivolgono a lui, per aiutare i propri figli. Investe, Davide, soprattutto nei sogni da regalare ai bambini, affinché quelle Vele, da “architettura criminale”, si possano trasformare in vele vere, che portano lontano, nella fantasia, come accade proprio nella favola da lui scritta La ciurma dei bambini e la sfida al Pirata Ozi.

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Restiamo pochissimo all’interno. Davide ci porta subito al giardino/orto che diventerà presto una fattoria didattica. Cerchiamo di dare anche noi un piccolo contributo, ripulendolo da erbacce, carte e plastica. L’Albero delle Storie è un luogo suggestivo, che ti resta dentro per giorni, così come ti restano le parole di Davide, il suo sguardo e la sua forza.

A pranzo ci rechiamo da Chikù, uno spazio gastronimico e culturale a Scampia, che unisce cucina italiana e balcanica. Dopo aver pranzato, Emma Ferulano ci parla di come è nata quest’idea. La spinta è stata la cucina come mezzo contro il pregiudizio, perché tutto si fonda sul piacere di aiutare e sullo scambio, con l’obiettivo di mettere a disposizione il patrimonio personale, in questo caso la tradizione culinaria italiana e balcanica, a favore di un ideale.

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Chikù è anche luogo di aggregazione di altre realtà locali, dal momento che ospita l’impresa sociale La Kumpania, che valorizza la passione delle donne per la cucina, e Chi rom e… chi no, associazione che favorisce gli scambi tra la comunità rom e quella napoletana, attraverso attività pedagogiche ed educative molto significative.

Il lavoro di Chikù è importante, proprio perché nasce da una passione politica attiva sul territorio e da un interesse verso la pedagogia informale. In questo si inserisce la Scola giungla, che propone seminari per rom e non, al fine di incentivare l’incontro culturale tra rom e italiani.

La testardaggine di Chikù si nota dal fatto che, nonostante i continui furti (l’ultimo risale proprio a qualche giorno fa), non si arrende e va avanti, resistendo e armandosi di forza e solidarietà.

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Vista panoramica dalla terrazza di Chikù

Finisce con quest’incontro e con la cucina di Chikù #trekinscampia2019. Ringrazio Giacomo D’Alessandro per avermi coinvolta in questo viaggio sociale ricco e significativo, tutte le strutture che ci hanno ospitati, i compagni di viaggio (Giacomo, Barbara, Luca, Margherita, Letizia, Giovanni, Alice G. e Alice O.) con cui abbiamo condiviso riflessioni, strade, sacchi a pelo, poesie di Pasolini lette da Barbara e pizze che rischiavano di non arrivare.

C’è un’umanità forte e silenziosa laddove gli ipocriti hanno costruito pregiudizi che separano dalla vita reale, dal cuore delle cose… Davide Cerullo

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Treno della linea 1 che da Scampia-Piscinola va verso la stazione Garibaldi

L’impatto con l’estrema periferia Nord di Napoli è stato fortissimo. Non per i pregiudizi che si porta dietro a causa del suo passato e della speculazione mediatica, quanto per il sostrato di solidarietà e unione tra le persone: la spontaneità nel lavoro sociale, il coraggio di dare nuove prospettive, l’attivismo cristiano che si perde dinanzi a una Chiesa sempre più artificiale e incerta. Gente anonima, di cui forse mai sentiremo i nomi, che continua ad agire per il bene comune. Gente di Scampia, che avuto la forza di cercare l’oro in un ventre marcio e terrificante. Scampia diventa così, da piazza di spaccio internazionale, a modello sociale da importare. Ed è su questo che tutte le periferie del mondo devono puntare, se vogliono davvero il cambiamento.

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