Incontro con Erri De Luca all’Albero delle Storie di Scampia

72241103_2427805720769975_8355450294129131520_nSembra un sabato come tanti a Scampia. Macchine rumorose e frettolose circolano e si perdono nei lunghissimi stradoni di un paesaggio urbano come tanti, rompendo il silenzio di una periferia apparentemente solitaria. Pochissima gente si muove a piedi e i palazzi appaiono così enormi e distanti da sembrare disabitati. Una volante della polizia vigila sul quinto Ciro Day in Piazza Giovanni Paolo II, in ricordo del tifoso ucciso nel 2014 prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. Ed è in questo clima che Erri De Luca arriva all’Albero delle Storie di Davide Cerullo, in un’atmosfera sospesa, fatta di attese,  silenzi e speranze.

76784568_916795872037357_4778143957089517568_nIncontriamo Erri all’aperto, in compagnia di un ulivo e di animali quali conigli, papere, capre, che da lontano ci osservano, con alle spalle l’imponenza delle Vele. È lì per parlare del suo ultimo libro, Impossibile (ne parlo qui in un precedente articolo), ma anche per raccontarci della genesi e delle suggestioni di questo testo scomodo, che ci narra di un tempo in cui “quando era giovane lui le rivoluzioni brulicavano. Oggi la parola rivoluzione è politicamente scaduta. Si è diversificata in altri significati, come per la rivoluzione scientifica”. Far parte di una rivoluzione non voleva dire seguire una moda o un filone (come accade ultimamente nelle “rivoluzioni” social che non portano quasi mai a nulla, svanendo nel mirino effimero della pubblicità), ma essere numerosi, non avere fiducia nella sola individualità e utilizzare il “noi” come pronome politico.

72479735_2532386830131386_4977192824853233664_nErri ricorda il suo periodo romano, quando si parlava di caos e costruzione. Roma era una città circondata da baracche. I nuovi edifici non venivano venduti e quindi neanche assegnati, in quanto il prezzo era ancora  troppo alto per la condizione economica di allora. Così quelle case iniziarono a occuparle. Le donne erano più decise e determinate, perché dovevano difendere la salute dei figli. Il caos diventava così sinonimo di costruzione a tutti i costi, con le dovute e dolorose resistenze contro gli sgomberi, se non fosse che a ogni sgombero coincideva una nuova occupazione. L’andirivieni tra dentro e fuori le case occupate costrinse l’amministrazione all’assegnazione. Secondo Erri “questo significava fare la rivoluzione”. La storia di Roma ci riporta inevitabilmente anche alla storia di Scampia.

Ed ecco che lo scrittore entra nel vivo del suo nuovo libro. Ci fa notare che l’impossibile capita sempre nelle nostre vite. Il posto dove siamo – l’Albero delle Storie – è impossibile così come la vita recuperata di Davide.

76697303_812541865844984_6873680512515309568_nImpossibile è un dialogo teso tra un giovane magistrato e un uomo di esperienza, accusato di aver ucciso un compagno che in passato lo aveva denunciato. Il nodo di questo testo è proprio l’interrogatorio e come il magistrato lo conduce. Secondo Erri “un interrogatorio non è una ricerca della verità, ma una conferma di ciò che si crede già. Non è affatto un’apertura o una dimostrazione d’interesse”.

L’altro nodo è la montagna, luogo difficile e misterioso. Le persone che ci vanno conoscono i rischi che corrono. E in montagna succedono solo incidenti, nessuna esperienza garantisce l’incolumità. Per il magistrato, invece, quell’incidente, inteso come coincidenza, è una prova della sua colpevolezza. Erri ne approfitta per sottolineare, come accade d’altronde anche nel libro, che le morti sul lavoro non si possono chiamare incidenti, perché lì il rischio non è ricercato ma obbligatorio.

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Con Erri e Davide

Tra un interrogatorio e l’altro, troviamo delle lettere che l’uomo, dalla cella d’isolamento, scrive alla sua donna, affrontando la questione della scrittura in carcere: “Quando scrivi a una persona, dalla cella, quella persona c’è, è lì con te. E più si ha un vocabolario ricercato, più sviluppi questa capacità. Attraverso la scrittura le persone vengono convocate, sono presenti. La fisicità nella scrittura, quindi l’utilizzo di molti verbi, sostantivi, aiuta a evocare le presenze. Scrivere di una persona significa stare lì con quella persona”.

Alla fine della presentazione, Erri viene circondato da un applauso affettuoso, a dimostrazione della gratitudine per quelle parole così preziose. Una donna del pubblico gli chiede: Come le è venuto in mente questo libro? Ed Erri risponde: Camminando. Il corpo si svuota e le idee entrano in testa.

All’incontro era presente l’immancabile Raimondo Di Maio della Libreria Dante & Descartes, con i libri di Erri De Luca e Davide Cerullo, ma anche con dei libri di piccolissimo formato, autoprodotti, da leggere, toccare, collezionare: delle vere chicche per chi ama il libro-oggetto.

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Uno sguardo su “Impossibile” di Erri De Luca

DSC0445-684x1024Erri De Luca ritorna sulle scene letterarie con un libro “impossibile”, aggettivo-definizione che fa da sfondo all’intera narrazione. Si tratta di un dialogo-interrogatorio tra un anziano sospettato di aver ucciso un suo vecchio compagno di avventure rivoluzionarie e un giovane magistrato, instancabile nella ricerca della sua verità, che non crede alle coincidenze, anzi, la cui coincidenza rappresenta proprio un indizio. Per chi conosce la storia di Erri De Luca, molti sembrano gli echi al suo passato caso giudiziario (Erri De Luca assolto nel processo No Tav).

Tutta la vicenda parte da una grande passione dello scrittore: la montagna. Perché tutto accade proprio lì, sulla Cengia del Bandiarac, “un posto difficile e pericoloso”: Lassù sono un estraneo, senza invito e senza benvenuto. Un luogo ostile, ma necessario per l’accusato, in quanto componente estrema della sua esistenza

La montagna, immobile per costituzione, è movente. Proprio così: fa muovere verso di essa. Ognuno ha il proprio motivo per andarci. Il mio è dare le spalle a tutto, prendere distanza. Mi butto indietro il mondo intero. Mi sposto in uno spazio vuoto e anche in un tempo vuoto. Vedo com’era il mondo senza di noi, come sarà dopo. Un posto che non avrà bisogno di essere lasciato in pace.

Si tratta, dunque, di un rapporto univoco e di un bisogno unilaterale. Tant’è che questa volta la montagna, nella sua silente maestosità, fa da spettatrice a un incidente, così il protagonista definisce l’accaduto. Ma per l’accusato e il magistrato il termine non ha lo stesso significato e diventa per lo scrittore motivo di ribaltamento interpretativo e di contesta politica.

Voi siete disposti a definire incidenti sul lavoro quelli che sono invece omicidi di lavoratori, spinti oltre il limite delle resistenze e delle condizioni di sicurezza. Trattare da incidenti le decine di migliaia di feriti e il migliaio di uccisi da lavoro manuale ogni anno, in cambio di salario. Ma qui dubitate della parola incidente riferita a un’attività pericolosa, festiva, con rischi presi spontaneamente, in piena responsabilità del proprio azzardo.

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ph. Valerio Bispuri

Tra un dialogo e l’altro, leggiamo anche alcune lettere che l’accusato scrive alla sua donna dalla cella d’isolamento del carcere. Come in ogni lettera, assistiamo a un’esternazione esasperata di sentimenti e di nostalgica invocazione di ricordi. Non si tratta però solo di lettere sentimentali, hanno anche un forte valore politico e universale. Veniamo infatti a conoscenza della condizione psicologica di un detenuto e del suo modo di vivere e percepire la condizione di reclusione.

Ammoremio un’altra lettera, visto che devo stare qui. Uno s’immagina che l’isolamento sia silenzioso. Invece strepita il corridoio delle altre celle, rimbomba di grida e di ferraglie varie.

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ph. Valerio Bispuri

Con queste lettere private, Erri De Luca rompe un tabù sulle carceri, rendendoci partecipi in prima persona delle emozioni che prova una persona reclusa: Chissà perché all’interno di questi muri sigillati mi viene di scriverti cose che a voce non tirerei fuori. Mi aiuta forse il vuoto che mi avvolge. È diverso da quello in montagna, che mi ci muovo dentro mentre scalo. Qui il vuoto mi mantiene fermo. Più che con i sentimenti, l’accusato deve fare i conti con il tempo, perché in carcere ce n’è tanto, ma la vita fuori corre sempre più in fretta ed è soggetta a trasformazioni e cambiamenti che possono stravolgere definitivamente la vita di un uomo: Così è ammoremio, quando si tratta di separazioni lunghe, carcere o emigrazione, lasciamo fare al tempo e non ai giuramenti.

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ph. Valerio Bispuri

Questa condizione intima viene di volta in volta interrotta dai dialoghi con il magistrato, che riportano alla realtà dei fatti. Una realtà che sembra impossibile, per i suoi paradossi e scontri verbali. In questo scambio di battute, ciò che viene fuori è la verità delle parole e l’utilizzo di una lingua che sembra perdere il suo reale significato, a favore di una strumentazione giudiziale, politica e giornalistica. Le parole sono diventate uno strumento, impiegate secondo i propri fini, dirottate e pilotate, per la conquista dell’opinione pubblica: La lingua è un sistema di scambio simile alla moneta. Si commercia parole, come se la società fosse un mercato dove vengono vendute al miglior offerente.

La legge punisce chi stampa biglietti falsi, ma lascia correre chi spaccia vocaboli falsi. Io proteggo la lingua che uso.

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ph. Valerio Bispuri

In questo suo nuovo libro, Erri De Luca fa dell’impossibile un profilo dei giorni nostri, dove mancano “le felicità assortite” e le “uniformi interiori”, dove la “responsabilità individuale” prevarica su quella collettiva, favorendo egocentrismo e interesse personali. Perché tutto sembra girare intorno a questo, all’interesse personale, soprattutto nella giustizia, dove il potere, con la sua arma meno inaspettata che è l’incompetenza, decide su tutto.

Erri De Luca, Impossibile, Feltrinelli, 2019.

Le foto in bianco e nero sono del fotografo Valerio Bispuri e fanno parte del progetto Prigionieri.

Evento: Il 23 novembre, alle 10:30, Erri De Luca presenterà il suo ultimo libro presso L’albero delle Storie di Davide Cerullo.

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