Guido Piovene nel suo viaggio in Italia tra Bari e Matera negli anni ’50

72464105_664984573988691_8696112544403685376_nQualche tempo fa la libreria Bari Ignota aveva pubblicato sui propri canali social alcuni libretti che mi avevano incuriosita, appartenenti alla collana Cultural Tour della casa editrice Kurumuny di Calimera (Le), dedicata a viaggiatori in Puglia e Basilicata. Tra i vari titoli, mi colpisce subito il nome di Guido Piovene, che scrive di due città che mi appartengono: Bari e Matera.

Il punto di vista dell’autore vicentino, di cui ho apprezzato i romanzi Lettere di una novizia, Le Furie e soprattutto Le Stelle Fredde, rappresenta sicuramente una visione unica e originale delle due città.

I racconti dei viaggi contenuti nei libretti sono stati raccolti nel volume Viaggio in Italia (1957), che voleva essere una guida dell’Italia industrializzata negli anni del boom economico.

Una pianura arida e semidesertica a quattrocento metri sul livello del mare è improvvisamente interrotta da un baratro tra le rocce, in fondo a cui corre un torrente.

71689336_539486876809027_1024332086435119104_nCosì Piovene introduce Matera, non potendo fare a meno del suo forte impatto paesaggistico. Lo scrittore è colpito dai due volti della città, quella moderna e quasi anonima, e quella vecchia, scavata nelle rocce, probabilmente per cercare acqua.

 

L’impressione che danno i Sassi nel loro insieme è quello d’un presepio napoletano, ma illividito e quasi stravolto da un fondo spiritico.

Siamo lontani dalla Matera che conosciamo oggi. Lo scrittore ne parla come di un paese immerso nella sua ruralità chiusa, popolata da pastori e contadini girovaghi che non hanno conosciuto altre terre se non nella fantasia, animata dalla suggestione di luoghi ancora incontaminati e sconosciuti: […] Saverio diceva di aver viaggiato in paesi lontani senza muoversi dalla sua grotta, e infatti sapeva descriverli.

Piovene resta affascinato dai contadini lucani e ne traccia un ritratto antropologico preciso, sollevando una questione mai risolta, quella del legame interrotto tra terra e abitante lavoratore: Si incontra in tutto il Sud, ma in nessun luogo forse come in Lucania, un tipo di contadino quale si è formata nei secoli. Un essere, per così dire, fluido, indefinito, e sradicato dal paese […]. Rimaneva un perpetuo estraneo, un uomo di nessuna terra. Ciò che si fa nel Sud ha, tra gli alri scopi, quello di fornire agli uomini una patria non nominale, un ambiente nel quale possano definirsi, istituendo un legame d’affetto con i luoghi in cui vivono.

Siamo alla fine degli ’50. La questione meridionale resta ancora una piaga da affrontare. Le strategie di bonifica e scolarizzazione sono lente, l’industria fatica a insediarsi, nonostante nel resto d’Italia si parli di boom economico. Ma Piovene è fiducioso. Sa che questo paese, un giorno, diventerà una città e un vero punto di riferimento culturale per il Sud. Possiamo dire oggi che la sua visione è stata profetica?

Diverso e non meno affascinante è il punto di vista dell’autore su Bari, città commerciale già avviata, punto di approdo per scambi levantini, grazie soprattutto alla Fiera del Levante, avviata nel 1930.

La Puglia è la nostra regione in cui più si avverte l’Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversano il mare carichi di monete d’oro; giacché gli albanesi allora consideravano Bari il proprio mercato e vi scendevano anche a comperare un cappello.

71336898_403886370304646_9061111982047887360_nLo scrittore vicentino è attratto dalla gestione commerciale della città e dai suoi abitanti il cui animo orientale resta “avviluppato in uno spesso involucro che si direbbe derivato dal Nord”. Bari è una città che spezza le convinzioni dell’epoca sul Mezzogiorno, in quanto città tipicamente commerciale e borghese, con pochissime tradizioni di aristocrazia terriera ed è paragonata, da Piovene, a Genova.

Altro carattere orientale […] è la segretezza di cui rimane ancora avvolta la vita femminile.

Piovene nota poca presenza femminile nei caffè, tra le strade, ed è “poco diffusa l’abitudine di mandare le donne a lavorare i campi”. Anche i matrimoni sembrano affidati a “trattative segrete”, fatte da intermediari: “Rimane il complesso dell’harem, senza l’antica rigidezza”.

Per chi conosce le due città oggi, è affascinante riviverle nel passato attraverso le parole di uno scrittore come Guido Piovene. Con precisione storica e lucidità letteraria, l’autore ci regala pagine di storia geografica e antropologica. Leggiamo delle nostre città e ci sembrano, stranamente, così lontane e così vicine. Tanto è cambiato. Tanto è rimasto così com’era. Questi libretti sono importanti per capire il nostro Sud, le radici, la storia che lo attraversa, le persone. E concordo con Indro Montanelli quando sosteneva che Viaggio in Italia doveva essere adottato come testo d’obbligo nelle scuole, per conoscere le pieghe delle nostre città e regioni, e affidarle così alla responsabilità critica delle nuove generazioni per rimediare e creare un nuovo Sud, che apre finalmente le sue tradizioni all’Europa, perché c’è ancora tanta bellezza da creare e da far scoprire.

Guido Piovene, Bari, Kurumuny Edizioni, 2017

Guido Piovene, Matera, Kurumuny Edizioni, 2018

“Disturbi di luminosità” di Ilaria Palomba

Ascoltavo The End imparando a memoria i movimenti delle labbra di Jim. Il primo uomo, l’ultimo uomo. Nello specchio c’era un volto e poi nulla.

Ci sono libri che ti fanno pensare alla musica subito, anche se sfogliandoli, toccandoli o semplicemente guardandoli ti suggeriscono silenzio o bolle di sapone. Quanto può essere contraddittorio avvicinarsi a un libro?
53032404_587957161681062_8687706477361627136_nDisturbi di luminosità non è un romanzo. Non perché lo dice l’autrice all’inizio. Gli autori sui loro libri raccontano tante cose. In questo caso è il lettore ad essere pienamente coinvolto nella scelta del “genere” che sta leggendo. E il pensiero migliore, quando si chiude l’ultima pagina, è: grazie a Dio possiamo anche non parlare di generi.
Il testo di Ilaria Palomba ha la forma di un enorme, strabordante flusso di coscienza. In quest’inconscio malato, sfuggente e oscuro, si viaggia a velocità altissime o si resta fermi, in una stasi che alterna vuoto e dolore. Questa schizofrenia di condizione può essere, a volte, anche piacevole.

Voglio lavorare con i matti perché voglio salvare la mia follia. Non voglio confondermi con chi ce la fa. Voglio restare sul bordo. E imparare dal margine. A non scivolare.

A tratti il testo potrebbe apparire come un manifesto dei giorni nostri, in cui la spettacolarizzazione dei corpi, dell’amore nudo, delle perversioni, dei giochi psicologici, si fanno dottrina per continuare a sopravvivere, per essere presenti, in ogni modo, a costo di ogni sembianza.
52824754_986155124928540_5981627487447154688_nSotto lo scorrere naturale delle parole, dove ogni pensiero sembra logicamente incastrarsi per frantumarsi al capoverso successivo, si avverte uno strato filosofico che riporta tutto all’ordine, in cui l’essere abbraccia il proprio nulla pur di continuare nell’eccezionale routine della vita.
Con riservata bellezza, Disturbi di luminosità dipinge le fragilità del corpo contemporaneo: l’amore estremo, la droga, la paura, il disagio. Poiché tutto ha un senso nella poesia dimenticata di questo mondo che spesso non ci appartiene.

La fragilità dei narcisi è consapevolezza inconsapevole, caduta silenziosa, coscienza incosciente. Desiderare fino alla morte l’amore senza darlo. E fa paura, tutto questo sentire e non sentire mai, nel buio profondo, una caverna di spettri, incontrare qualcuno che non ti sia specchio sarebbe un massacro.

-> EVENTO: Disturbi di luminosità verrà presentato a Matera presso la Libreria Mondadori il 2 Marzo alle 18:30.

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