La poesia giapponese, nel corso dei secoli, ha subito continue trasformazioni. Dalle sue origini divine e sciamaniche, passando per la canonizzazione imperiale, fino alle influenze occidentali e alle nuove tendenze contemporanee, essa ha seguito un’evoluzione complessa, intrecciandosi con i mutamenti storici e culturali del Giappone.
Nei tentativi di demolire i canoni del waka, componimento di 31 more (sillabe), intriso di simbolismo, raffinatezza e oggettività, lo spirito della poesia giapponese ha tentato di stare al passo con i tempi in continua metamorfosi. Tuttavia, con l’inizio dell’epoca Meiji (1868-1912) e l’apertura del Giappone al mondo occidentale, la poesia giapponese ha subito un cambiamento radicale. Si è passati da uno stile tradizionale, chiuso e altamente formale, a un approccio più diretto e sentimentale. Questo processo ha dato vita al tanka (poesia breve), che ha mantenuto la struttura sillabica del waka, ma con un linguaggio più moderno e vicino alla quotidianità.
In particolare, nel dopoguerra (1947), nascono nuove associazioni di poeti, come la Shin Kajin Shūdan (Gruppo dei Nuovi Poeti di Tanka) e si pubblicano saggi e manifesti su un nuovo modo di vedere il tanka, come l’Atarashiki tanka no kitei (Prescrizioni per un nuovo tanka), entrambi a opera di Kondō, il quale incoraggiava un uso meno stilizzato del tanka, a favore di immagini più immediate e legate alla vita moderna.
Tra gli anni ’50 e ’60 nasce anche il Zen’ei Tanka Undō (Movimento del Tanka d’Avanguardia). Ed è nel successivo contesto di rinnovamento poetico che si colloca Tawara Machi, la quale pubblica nel 1987 la raccolta Sarada kinenbi (L’Anniversario dell’insalata), pubblicato in Italia di recente dalla casa editrice Interno Poesia, a cura di Damiana De Gennaro, alla quale va un sentito ringraziamento per lo sforzo di tradurre un’opera importante della poesia giapponese, giunta tra i nostri scaffali solo oggi.
Perché L’anniversario dell’insalata è considerato un’opera di notevole rottura dei canoni giapponesi?
Rispetto al waka classico, il tanka di Tawara Machi utilizza un linguaggio pop, inserisce luoghi contemporanei, dipinge scene di vita quotidiana, gli stati d’animo cambiano continuamente, e la lirica si fa continua ricerca dell’ispirazione da attingere al quotidiano.
Possiamo dire che con Tawara Machi la vita giovanile entra finalmente nel tanka, attraverso una lingua nuova, riflettendo la cultura moderna, con i suoi centri commerciali, la musica pop e le bevande americane.

La poesia di Tawara Machi non si limita a essere letta: si “passeggia”. Il lettore, come un flâneur, si smarrisce tra fast-food, negozi, musei, bagni pubblici, mercati, stadi. Questi non luoghi diventano il centro della sua espressione poetica, trasformandosi in luoghi di contemplazione e introspezione.
Nella quotidianità – fonte indiscussa della sua ricerca lirica – i versi della poetessa contemplano l’oggetto quotidiano, il quale, nel vivere frettoloso, potrebbe passare inosservato a chi non sa concedersi la lentezza dello sguardo.
Siamo, quindi, davanti a fotogrammi irripetibili della vita di tutti i giorni, che spesso dimentichiamo. Nella grazia del sentire e della sua spontaneità – e qui potrebbe essere utile il makoto della poesia classica – questi momenti diventano eterni, come istantanee che resistono all’oblio del tempo.

In L’anniversario dell’insalata ogni tanka si configura come un diario dei sentimenti del presente, una celebrazione del “qui e ora”. Mentre il lettore sfoglia le pagine, può percepire un’immutabilità del sentire poetico che attraversa i secoli. Come le poetesse imperiali del passato, anche Tawara Machi esplora sentimenti malinconici, l’attesa di un amante o la solitudine. Tuttavia, ciò che spezza questo legame con la tradizione è il linguaggio iperrealistico e l’ambientazione dei suoi versi, che sostituisce i classici topoi del waka con spazi e oggetti contemporanei, ricordi personali dell’autrice che aprono a nuove suggestioni.
Con la poesia di Tawara Machi, il tanka riscopre la magia della vita urbana, trasformandola in una celebrazione del presente, come un rituale essenziale. Spogliata di orpelli e artifici letterari, la parola poetica diventa un’espressione di pura immediatezza: Negli anni, sono arrivata a considerare il tanka una sorta di formula magica, che mi permette di trasmettere ciò che voglio dire esattamente nel modo in cui vorrei (dall’intervista a corredo dell’edizione).

Dopo aver letto e riletto questi tanka moderni, ci si domanda se la poesia non possa risiedere anche negli oggetti apparentemente insignificanti e commerciali che popolano la nostra vita. Si resta in silenzio, cercando di decifrare il nuovo mondo che si ricrea davanti ai nostri occhi, con una rapidità che sfugge alla nostra percezione. E, nonostante il passare del tempo, il mutare degli eventi, l’alternarsi di gioia e tristezza, la poesia rimane sempre, come diceva Ki no Tsurayuki nella prefazione al Kokin Waka Shū: Seppure il tempo cambi, i fatti passino, la gioia e la tristezza si avvicendino, sempre esistono, sì, queste lettere delle poesie!
Tawara Machi, L’anniversario dell’insalata, a cura di Damiana De Gennaro, Interno Poesia Editore, 2024.
