Hotel Roma: il viaggio di Pierre Adrian nel dolore di Pavese

A chi rivolgi il tuo lamento, cuore? Così scriveva Rilke in una poesia del 1914. È questa la domanda che oggi rivolgiamo a un Cesare Pavese immaginario, ancora vivo tra i morti, fantasma accanto alle nostre letture e ai nostri pensieri. A chi rivolgi il tuo lamento, cuore? 

Questa stessa domanda anima Hotel Roma (Gallimard), il libro che lo scrittore francese Pierre Adrian dedica all’ultima estate di Cesare Pavese. Adrian si mette sulle tracce del poeta, cercando di decifrare quel lamento urlante e al contempo silenzioso che lo tormentò, fino al 27 agosto 1950, quando Pavese si tolse la vita nella camera 346 dell’Hotel Roma a Torino.

Quella di Adrian è una ricerca nel dolore di Pavese, nel suo lacerante vizio di essere al di fuori della sua epoca e al tempo stesso radicato in una scrittura metamorfica e nuda. Una scrittura frenetica e ossessiva che per anni ha tenuto Pavese in bilico tra pulsioni accecanti e abissi interiori. Un viaggio, quello di Adrian, che parte da Torino, città simbolo della vita di Pavese, ma anche di un’assenza, di un oblio che sembra aver inghiottito il ricordo del poeta.

Torino conserva il fascino di un passato letterario, ma il tempo ha trasformato i luoghi, spogliandoli della loro memoria viva. Nei caffè storici come l’Elena o nelle librerie come La Bussola, dove un tempo aleggiava la presenza di Pavese, oggi solo l’immaginazione di Adrian riesce a evocarlo. Torino, la sua Torino, sembra aver dimenticato l’uomo che vi ha trovato sia la sua vocazione sia la sua fine.

Tra i capitoli più commoventi emerge il ricordo legato all’esilio di Pavese a Brancaleone, in Calabria, dove arrivò ammanettato e senza scorta il 3 agosto del 1935. Lo scrittore fu arrestato perché coinvolto in attività antifasciste: scambiava lettere con Battistina Pizzardo, militante del partito comunista.

Nonostante la delusione e l’umiliazione, Pavese venne accolto  in Calabria affettuosamente. Ancora oggi è possibile visitare la sua camera, dove il custode, Carmine, si occupa quotidianamente di quel luogo ormai fantasma. 

Anche la camera numero 346 dell’Hotel Roma di Torino è ancora lì. Conserva la tragedia del tempo nella sua immutabilità, con il telefono di bachelite appeso al muro e la carta da parati vintage. Una stanza che è ormai un santuario del dolore.

Hotel Roma è dunque il racconto di un viaggio non solo fisico ma anche interiore, in cui Pierre Adrian si mette in ascolto della sofferenza di Pavese, non per comprendere fino in fondo le ragioni del suo gesto, ma per celebrarlo. La scrittura di Adrian è delicata, quasi amicale, come se Pavese fosse un compagno di strada, una presenza costante nel suo viaggio di scoperta. Il tono pacato e misurato della narrazione conferisce al libro un passo leggero, che si lascia sfiorare con la stessa dolcezza con cui un ricordo sfuma dalla memoria.

E quella domanda iniziale, A chi rivolgi il tuo lamento, cuore?, rimane aperta, forse destinata a non trovare mai una risposta definitiva.

Cesare Pavese devint l’écrivain de mes trente ans sans doute parce que je ne cherchais plus de maître à penser mais seulement un ami pour me tenir compagnie. J’acceptais le monde, désormais, et avais renoncé à le transformer. 

Isabelle Huppert: ritratto di una voce a partire dal suo corpo letterario

Alcuni testi nascono per raccontare, testimoniare, ricordare, elogiare. Huppert et moi di Richard Millet potrebbe sembrare, in apparenza, un elogio a un’icona del cinema francese. In realtà, Millet scrive una lunga meditazione su Isabelle Huppert a partire da una coincidenza: entrambi sono nati nel marzo del 1953, con tredici giorni di differenza: […] ces treize jours d’aînesse suggèrent qu’Huppert m’a non seulement précédé dans le temps mais qu’elle a toujours été là, et que, d’une certaine façon, je l’ai toujours connue (p.23). Una meditazione che non si limita alla sola figura dell’attrice, ma a tutto il cinema, a partire dalla voce che è corpo vibrante della recitazione: […] la voix en tant qu’elle est l’épiphanie du corps de l’acteur, lequel n’a d’autre fonction que de rendre visible sa voix en lui donnant corps […] (p.10).

Ed è proprio sulla voce che l’autore insiste, voce che diventa metafora di un mondo alla deriva, insignificante e apolitico. Millet riprende sicuramente i temi a lui cari, che lo hanno reso scrittore in azione nella sua campagna contro la fine della civiltà europea e di quella francese in particolare, dove, ritornando al cinema, tutti gli attori potrebbero essere sostituibili, tranne Isabelle Huppert, che diventa come un’isola solitaria in un paesaggio artistico desolato.

“Corpo femminile”, “corpo letterario”, “corpo politico”: con le sue caratteristiche “neutre e discrete”, simili a quelle della ragazza della porta accanto, Huppert sfida ogni stereotipo e attraversa gran parte della storia letteraria europea, incarnando personaggi come Madame Bovary, Charlotte de Le affinità elettive, Madame de Maintenon, Anne Brontë: Le corps d’Huppert: on le devinait ou l’imaginait menu. Il paraît aussi lisse et clos que son visage; il ne dit rien. Silencieux, ni beau ni laid, il peut être voué à tous les rôles ou aux gémonies (p. 33).

Dopo una breve analisi di alcuni film che la rendono protagonista, da Violette Nozière a La pianiste, l’autore infrange quello specchio in cui egli stesso si riflette, entrando in una dimensione senza tempo. Parlare di Huppert è solo un pretesto per parlare di se stesso e delle passioni che lo hanno attraverso nella visione dei film. Isabelle Huppert, dunque, figura femminile ideologizzata, frammento di silenzio e di meditazione nella vita dello scrittore, rappresentazione rischiosa di corpi letterari, rimanda allo scrittore anche la sua dimensione terreno, che lo avvicina alla morte, pericolosamente: Peut-être est-elle la figure de ma mort – mon visage mortel: tout ce qui me rappelle que je suis dans le temps est une figure de ma mort – les femmes, surtout, qui donnent la vie et la mort, contrairement aux hommes, qui ne donnent rien (p. 80).

Richard Millet, Huppert et moi, Pierre-Guillaume de Roux, 2019.

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