No. Non ho letto La Nausée di Sartre in una stanza tutta per me

In una stanza d’albergo di Lecce

Era un pomeriggio strano quando avevo tra le mani l’antologia letteraria francese del ‘900. Ogni tanto mi capita di sfogliarla per non perdere il gusto della letteratura nel tempo. Rileggo così, un po’ per caso, un estratto de La Nausée di Sartre e di quando Antoine Roquentin si trova davanti alle radici di castagno. Ho sentito immediatamente quelle parole attraversarmi come una verità a me ancora sconosciuta, martellandomi per giorni e giorni. Ho dovuto ammettere a me stessa di non aver mai letto quel libro, anche perché i libri non si devono leggere per forza. Arrivano così, all’improvviso ti chiamano, per una ragione. Com’è successo a me.

Compro il libro ma mi scontro subito con la realtà: non potevo leggerlo nell’amore e nel silenzio di “una stanza tutta per me”. Ero continuamente in giro per impegni scolastici. E così è iniziato questo mio viaggio nel quotidiano, in compagnia de La Nausée di Sartre.

[…] je vais au hasard, vide et calme, sous ce ciel inutilisé.

I giorni passano e sento che in questo libro, una banale edizione di Poche, l’unico ordine possibile sembra essere quello cosmico, in cui ogni essere respira, vive e muore. Esattamente come stavo facendo io – respiravo e vivevo. Lo sguardo di Sartre sul mondo è uno sguardo lento e dolce, che segue il tempo dei gesti, delle azioni e delle parole. Lo stesso sguardo di cui avevo bisogno io per perdermi, lontana dal vizio di quella quotidianità dolce e spietata.

[…] les choses sont tout entières ce qu’elles paraissent – et derrière elles… il n’y a rien.

La Nausée va letto nei ritagli di vita quotidiana, nei luoghi meno indicati per la lettura: su un treno chiassoso, in un bar con la tv accesa, nella pausa pranzo tra colleghi rumorosi, al mare in piena estate, in un’estranea camera d’albergo. Molti si aspetterebbero di leggerlo nel silenzio di una stanza confortevole, ma cosa ci racconterebbe? Questo libro va letto, ripeto, mentre semplicemente si esiste, mentre un’ape in un parco interrompe lo scorrere della prosa, mentre una cameriera al bar ci chiede se desideriamo altro. Perché questo libro è così. Deve insinuarsi in noi, nella nostra esistenza fatta di fratture, intermittente e malridotta. Ho provato, così, a farmi accompagnare da La Nausée in alcuni momenti della mia vita. E quando distoglievo gli occhi dalle pagine, il mio sguardo sul mondo si faceva diverso. Io stavo diventando diversa. La Nausée montava anche in me, come un fatto organico normale.

J’existe. C’est doux, si doux, si lent. Et léger.

Un libro lo iniziamo perché ne abbiamo bisogno. È lui a cercarci, in qualche modo. Ci incontra, entra in noi e, spudoratamente, ci cambia. Eppure, c’è qualcosa in questo libro che ancora mi sfugge. Il momento in cui la nausée sale e perché. Momento sempre inatteso e misterioso.

En ce moment même – c’est affreux – si j’existe, c’est parce que j’ai horreur d’exister.

Questa è la storia della lettura di un libro. Perché un libro non si legge soltanto. Mentre lo leggiamo, il libro vive, viaggia, lavora, pensa, si riposa. Questa è la storia di un libro che non ha preso pace, perché non ha avuto il conforto del silenzio di una stanza caldamente illuminata. L’ho letto in una fase impegnativa della mia vita e ha vissuto con me gli alti e i bassi del quotidiano. E così, a fine lettura, il libro ha l’odore dei momenti vissuti e s’intravede quel giallo che col tempo si intensifica. Il giallo dello sporco dei giorni e della sua misteriosa e incombente nausea esistenziale.

Je ne possède que mon corps ; un homme tout seul, avec son seul corps, ne peut pas arrêter les souvenirs ; ils lui passent au travers. Je ne devrais pas me plaindre : je n’ai voulu qu’être libre.

La distanza tra me e i fiori

 

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Lo ammetto. Per un po’ di tempo non mi sono presa cura dei miei fiori, delle mie piante. Ci passavo davanti, notavo la terra secca, bisognosa di acqua, le foglie rinsecchite assumevano colori tetri, cupi, i moscerini iniziavano a volteggiare dispettosamente intorno agli steli. Riuscivo a innaffiare solo il bonsai. Non so perché. Forse per il fatto che vive in casa con noi. Nonostante la fragile cura, anche lui iniziava a perdere le sue foglie. Lo capiva che erano attenzioni distratte, stanche, disamorevoli. La rottura della normalità è una bestia feroce. Mi mancava fotografare la vita, le città, il movimento. Poi un giorno mi accorgo che, tra gli steli del ciclamino, ci sono delle gocce nascoste. E allora capisco che anche quella vita poteva essere fotografata, Quella vita fatta di tante minuscole particelle che, il più delle volte, non chiedono niente a nessuno. E se qualcuno si dimentica di loro, piangono di nascosto, dove tu non puoi vederle, e lentamente muoiono, senza chiederti nulla. Però, se guardi bene, lì dove devi usare le mani per spostare le foglie marce, c’è nuova vita che spunta. E silenziosamente cresce ciò che di nulla ha bisogno, mentre PJ Harvey e Nick Cave hanno sostituito clacson e voci di città.

I can’t get down and I won’t get down / And stay all night with thee / For the girl I have in that merry green land / I love far better than thee / And the wind did howl and the wind did blow.      

 

 

Mishima e la vita in vendita: l’inedito pubblicato da Gallimard

È sorprendente vedere pubblicati degli inediti di uno scrittore che ci ha lasciati tempo fa. In parte ci disorienta, in parte ci incuriosisce. Ormai pensiamo che quello che Mishima doveva dirci ce l’ha detto. Quindi cos’altro aveva da raccontarci di così bello, di così importante?
Vie à vendre, comparso per la prima volta in Giappone nel 1968, è stato pubblicato da Gallimard il 16 gennaio 2020 e tradotto da Dominique Palmé. In Italia dovrebbe uscire con il titolo Vita in vendita, edito da Feltrinelli.

Je propose une vie à vendre. À utiliser à votre guise. Homme, 27 ans. Confidentialité garantie. Aucune complication à craindre.

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Hanio Yamada, giovane pubblicitario, dopo aver fallito nel suo tentativo di suicidio, decide di pubblicare un annuncio su un giornale, in cui mette in vendita la propria vita: Après avoir raté son suicide, Hanio vit s’ouvrir devant lui un monde absolument vide, d’une liberté merveilleuse. Hanio si sente libero, dal momento che la sua vita è diventata una piacevole leggerezza, priva di ogni responsabilità umana e sociale. La sua idea scatena una serie di incontri improbabili, che lo spingeranno a un’esistenza rocambolesca. Sembra quasi un racconto allucinato, psichedelico, in cui ogni cosa appare attraverso forme fluide, sfocate e sfuggenti, parce que chacun d’entre nous a ses rêves.

Je vous conseille d’arrêter de considérer les choses de façon trop compliquée. La vie humaine, la politique, c’est beaucoup plus simple et plus superficiel que vous ne croyez. Mais à moins d’être prêt à mourir à n’importe quel moment, on ne peut pas adopter cet état d’esprit. C’est le désir de vivre qui nous pousse à voir les choses sous un jour beaucoup trop complexe.

Con questo libro Mishima disintegra la società e la politica giapponese dall’interno, lanciando una provocazione attraverso il commercio della vita. Non è in questione l’etica o l’ideologia, ma tutto un apparato che limita l’uomo nelle sue aspirazioni e nei suoi desideri. Appartenere a un gruppo, fare massa, non è forse un modo di cristallizzare il proprio io emotivo e creativo?

Dans ce monde il y a aussi des gens qui ne se rattachent à aucun groupe. Des gens qui vivent libres, et qui sont capables de mourir libres.

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In questo scenario grottesco, di personaggi fuori dall’ordinario, Hanio ha una naturale capacità di metamorfosi. Cambia pelle a ogni incontro, in ogni situazione. In questa discesa a spirale, l’uomo scopre il potere di vendere la propria vita, che non appartiene a nessuna organizzazione o gruppo politic0. Un potere che fa sicuramente terrore a molti, dal momento che l’essere umano non è prigioniero neanche della paura della propria morte: Tout ça est ridicule!

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