“I Testamenti” di Margaret Atwood. Un libro necessario?

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Una scena della serie tv

Da poco fresco di stampa, I Testamenti di Margaret Atwood si propone come sequel a Il racconto dell’Ancella, pubblicato nel 1985. Nello sfogliare le pagine il lettore si accorge subito di trovarsi dinanzi a un libro diverso dal precendente, che si presenta come una raccolta di testimonianze ben catalogate e numerate. Un documento, dunque, che allontana l’idea di fiction e avvicina il lettore all’idea di reperto storico raro. Le voci narranti sono affidate a Zia Lydia, Agnes e Daisy, che si incontreranno/scontreranno nelle vicende di Gilead, attraverso le loro storie personali e i loro punti di vista diversi. Zia Lydia rappresenta l’autorità e la forza espressiva che ne deriva. Agnes è la voce dell’innocente che cresce a Gilead, con una dottria rigida che le modella la coscienza. Daisy, invece, vive in Canada ed è il punto di rottura, l’anello mancante che serviva al Mayday per distruggere Gilead. Saranno proprio le tre donne a provocare, consapevolmente e inconsapevolmente, la caduta del regime.

Contrariamente a quel che potresti pensare, mio lettore, Gilead ha conosciuto la bellezza. Perché non avremmo dovuto desiderarla?

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ph. Svetlana Bulatova

Sono passati molti anni da quando l’ancella Offred è riuscita a varcare il confine di Gilead, portando con sé Baby Nicole. La neonata più ricercata del mondo è diventata un simbolo del paese e del nuovo regime. I bambini vengono cresciuti con la paura di fare la fine di Baby Nicole, quindi di essere portati altrove, in un mondo non protetto, peccatore e sconosciuto. Un mondo che non è sicuro e puro come Gilead eche offre, agli occhi di chi vi abita, benessere, bellezza e protezione.

In questo nuovo scritto della Atwood siamo dentro la mente di Gilead. Nel suo modo di vivere e di gestire l’economia e la società, le relazioni e i rapporti famigliari, siamo dentro al suo modo di pensare, nel suo credo, nella sua filosofia. Siamo nella mente del ‘mostro’, all’interno dei suoi meccanismi complessi, perversi e contraddittori. Siamo all’interno di tutto ciò che ancora non si sapeva su Gilead.

La mia vita avrebbe potuto essere molto diversa. Se solo mi fossi guardata attorno, se avessi capito la situazione. Se solo avessi fatto le valigie in tempo, come fece qualcuno, e avessi lasciato il Paese.

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ph. Lauren DeCicca

Gilead è uno stato mentale. È come un morbo che ti corrode la libertà, i sentimenti, le emozioni, al servizio di un ideale, al servizio del Paese. Le figure più penalizzate sono le donne, costrette a subire in silenzio, private della loro libertà, dei diritti conquistati nella storia, private dell’arma più forte: della parola. Non solo le ancelle vivono in una condizione di violenza continua, ma anche le mogli dei Comandanti, imbellite di piacevole apparenza, sono costrette a tacere e a morire, spesso in circostanze misteriose. Questo fa capire che la donna, a Gilead, non gode di status privilegiati, ed è soltanto un mezzo istituzionale – le mogli dei comandanti – o riproduttivo – le ancelle.

Stiamo costruendo una società coerente con l’Ordine Divino – una città posta sopra un monte, la luce delle nazioni – e agiamo spinti dallo spirito di carità.

Tutto è giusto, tutto è caritatevole a Gilead. Lì dove c’è intento divino c’è sicuramente buona azione. Ogni cosa è in ordine, equilibrata e segue una meccanica perfetta. Ma il caos soggiace, come un fantasma, sempre pronto a riapparire e a rimettere in discussione il tutto, poiché la fragilità fa parte di ogni condizione umana, politica e sociale.

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Donne combattenti di Kobane

Ciò che colpisce particolarmente di questo libro è il potere affidato alle donne che si ribellano, alla loro forza e alla loro collaborazione anche a costo della propria vita. La speranza è sempre per un mondo diverso e migliore, non solo per i propri figli, ma che per i figli degli altri. I Testamenti celebra sicuramente la lotta femminile e riporta con forza all’attualità del momento, ma a livello di continuazione storico-narrativa era realmente necessario?

Margaret Atwood, I Testamenti, trad. Guido Calza, Ponte alle Grazie, 2019

Il racconto dell’ancella è dentro di te

b3911b78-1f3b-4652-b25d-30f304f17a38-handmaids-tale-season-2-trailer-696x503Il racconto dell’ancella ci sembra un libro nuovo, nuovissimo, appena pubblicato. Tocca tematiche attualissime come l’inquinamento ambientale, l’aborto e l’estremismo religioso. Ma lo è solo in apparenza, perché il libro esiste dal 1985 e la maggior parte di noi lo ha riscoperto grazie alla serie distribuita da Hulu, ideata da Bruce Miller. Margaret Atwood inizia a scriverlo mentre si trova a Berlino Ovest e lo termina in America, in Alabama, ispirandosi sicuramente a Orwell, Huxley e Bradbury, già narratori di realtà distopiche.

La mia nudità comincia ad apparirmi strana. Il mio corpo sembra appartenere a un’altra epoca.

004epsAmmetto di aver letto il libro dopo aver visto la serie. Un tempo si faceva al contrario. Un tempo. Attratta dai misteri di Gilead, mi sono immersa nel testo della Atwood. La serie, sì, non mi bastava. Eppure, narrativamente parlando, è esaustiva. La fotografia è essa stessa racconto, così come l’impressionante volto della Moss. Nella serie tutto ci dice qualcosa. Il libro non è altrettanto esaustivo. Non si tratta neanche di un romanzo vero e proprio. Nella lettura lo si intuisce. Ancor meglio lo si capisce nelle ultime pagine, in particolare nella parziale trascrizione del “dodicesimo simposio di studi Galadiani” tenuto nel 2195 dal Professor Pieixoto che, insieme al Professor Wade, scopre una raccolta di videocassette con la storia raccontata direttamente dall’ancella Difred. I due studiosi la trascrivono accuratamente, dando così vita a Il racconto dell’ancella, un’opera frammentaria e soprattutto di dubbia autenticità. Ecco. Siamo alla fine. In queste ultime pagine il nastro del racconto si riavvolge. Il lettore è sfidato a riconsiderare la sua lettura in chiave diversa. Probabilmente tutto quello che ha letto non esiste. Metanarazione? O narrazione stessa?

Affondo nel mio corpo come in una palude, un acquitrino, dove io sola tocco.

elizabeth-moss-in-the-handmaids-tale-sex-ceremonyLa bellezza del libro risiede proprio in questo. Nella sua fragilità. Non veniamo mai a conoscenza del vero nome di Difred (sì, June è il nome che le viene dato nella serie). Un buon pretesto che dà maggiore importanza al punto di vista dell’ancella, che in questo caso diventa esclusivo, pur non tralasciando i ricordi della sua vita passata con Luke. Ricordi sbiaditi, brevi, proibiti. L’ancella ha volutamente cancellato il suo nome di battesimo. Ha perso la sua identità per costruirsene una nuova in un periodo storico, quello di Gilead, che ti imponeva una nuova cultura e quindi una nuova maschera.

Mi dico che non è importante, un nome è come un numero di telefono, utile per gli altri; ma mi sbaglio. […] È un nome sepolto, circondato di mistero come un amuleto sopravvissuto a un passato incredibilmente distante.

The-Handmaids-Tale-2x05-3-696x315La voce dell’ancella Difred, da cui apprendiamo molto sulla struttura interna di Gilead, è una voce forte, potente, ma al tempo stessa debole e disperata. Altro non ha che la voce per manifestare tutta la sua solitudine e confusione. Figlia di un altro mondo, tutto libero e occidentale, si ritrova catapultata in una realtà nuova, reinventata, a favore della costruzione di una nuova società che dovrebbe essere migliore: Gilead è dentro di te, diceva Zia Lydia. Migliore non fu.

Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi, tra le storie altrui.

Così Gilead diventa un incrocio di vite costrette a coesistere tra di loro con ruoli ridefiniti, in cui ci sono i forti e coloro che devono obbedire, o meglio, fare il loro dovere. Ogni identità è persa, persino da chi detiene il potere, a fronte di una nuova maschera da indossare, fatta di obblighi e parvenze. Tutto è formalità. Messinscena. Commedia.

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Il racconto dell’ancella resta dentro, come una macchia rossa indelebile. La voce di Difred (che in inglese è Ofred, quindi metaforicamente Offerta, forse al sacrificio) è la voce delle donne costrette a soffocare, al silenzio, a essere dimenticate. Ma è anche la voce degli uomini e dei bambini. È una voce corale che lotta contro un sistema ingiusto e irrazionale. È una voce universale che sicuramente farà eco, nei tempi a venire.

Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, trad. C. Pennati, Ponte alla Grazie, 2017

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